PRONOMI RELATIVI

I pronomi relativi hanno la funzione di mettere in relazione una proposizione principale con una subordinata (relativa) richiamando un termine già espresso in precedenza.

Che

È il legame di collegamento più frequentemente usato e invariabile. Può essere usato sia come soggetto sia come complemento oggetto. Non può mai essere omesso:

È una donna che adora la musica (soggetto)

I turisti che arrivano in Italia

La musica che Marta adora (oggetto)

Il treno che prendo alle due

Il quale, la quale, i quali, le quali

Sono usati come soggetto in sostituzione di Che nel registro formale o nella lingua scritta.

C’è un signore alla porta, il quale (che) dice di volerti parlare.

I turisti, i quali (che) arrivano in massa in Italia... (stile giornalistico)

Sono invece comunemente usati come complemento indiretto, accompagnati da preposizione:

La persona alla quale ti sei rivolto, non era quella idonea.

L’uomo del quale ti ho parlato è il Sig. Brambilla.

L’uso di il quale, in sostituzione di che è necessario:

  • per evitare possibili ambiguità:
  • Ho parlato con la moglie di Mario, la quale insegna matematica

    ("che" potrebbe riferirsi alla moglie o a Mario)

    Ho incontrato il padre di Laura, il quale è appena tornato dalle vacanze.

    ("che" potrebbe riferirsi al padre o a Laura)

  • quando il relativo è distante dal nome a cui si riferisce:
  • Vidi una donna molto anziana in cortile, la quale mi disse...

    Cui

    Si usa come complemento indiretto ed è sempre preceduto da una preposizione, tranne nel complemento di termine in cui la "a" è facoltativa:

    La ragazza di cui ti ho parlato ieri è quella!

    La persona a cui/cui ho telefonato mi ha detto che...

    Le persone con cui lavoro mi piacciono molto

    Anche cui, come "che", può essere sostituito da il quale, la quale, i quali, le quali. In questi casi la preposizione che precede cui si unisce con l'articolo e diventa una preposizione articolata:

    La persona di cui ti ho parlato Þ … della quale ti ho parlato

    La persona a cui ho telefonato Þ … alla quale ho telefonato

    Le persone con cui lavoro Þ … con le quali lavoro

    I pronomi così formati non sono sentiti più formali rispetto a cui, e sono molto frequenti.

    Da notare: La congiunzione relativa dove può sostituire le forme "in cui" e "nel/nella/nei/nelle quale/i":

    La scuola dove/in cui/nella quale insegno è a dieci chilometri.

    Il negozio dove/in cui/nel quale lavoro non è molto lontano.

    L'ho comprato in quel negozietto dove/in cui/nel quale andiamo di solito.

    Chi (pronome relativo "doppio")

    È usato solamente per persone, o esseri animati, mai per le cose. È usato solamente alla terza persona singolare ed è uguale per il femminile e per il maschile. È chiamato pronome "doppio", perché ha due funzioni insieme:

    pronome dimostrativo quello/quella, o indefinito qualcuno/qualcuna;

    pronome relativo che, il quale, la quale.

    Per questa sua caratteristica chi è l'unico fra i pronomi relativi che può essere usato in modo assoluto, cioè senza essere preceduto da un pronome:

    Chi non nuotava, guardava gli altri

    (quelli che; coloro i quali non nuotavano guardavano gli altri)

    C'era anche chi non nuotava

    (qualcuno che non nuotava)

    Da notare:

    Chi può essere usato anche come pronome interrogativo per fare domande:

    Chi è quella ragazza?


    PREPOSIZIONI

    Le preposizioni collegano tra loro gli elementi di una frase, o due frasi tra loro. Le preposizioni sono invariabili.

    Quando le preposizioni di, a, da, in, su incontrano un articolo devono obbligatoriamente unirsi con esso e formare una preposizione articolata (+ lo: dello, allo, dallo, nello, sullo, ecc.).

    Di

    La preposizione DI si può usare per indicare:

    Specificazione È la penna di Marco

    Denominazione La città di Firenze

    Provenienza Di dove sei? Sono di Milano

  • Partitivo Qualcuno di noi

    Vorrei della carne

  • Mi dai del vino?
  • Mi dà delle mele?

  • Materia Un tavolo di legno

    Paragone Lui è migliore di me

    Giovanni è meno alto di Franco

    Grazia è più alta della mia amica

    Causa È morto di paura

    Modo Va sempre di corsa

    Argomento Il corso di italiano

    Tempo È una ragazza di vent’anni

    D’estate fa caldo

    Fine Ha la cintura di sicurezza

    Quantità È un pacco di 3 Kg.

    Qualità È un libro di valore

  • la preposizione di può essere retta dai seguenti aggettivi:
  • abbondante, certo, contento, felice, lieto, maggiore, geloso, capace, completo, esperto, minore, povero, scarso, privo, stanco, bisognoso, degno, responsabile, sicuro, ecc.

    A

    La preposizione A si usa per indicare:

    Moto a luogo Domenica vado a Roma

    Stato in luogo Maria è a casa

    Abito a Perugia, in via dei Filosofi

    Distanza Abito a tre chilometri da Roma

    Termine Mi dedico al lavoro

    Tempo Le lezioni finiscono a mezzogiorno

    Età Mi sono laureato a 27 anni

    Modo Un gelato al limone

    Mezzo o strumento Un oggetto fatto a mano

    Misura Abito a cento metri da te

    Fine o scopo Una squadra punta al successo

    Qualità Un quaderno a righe

    Causa Mi sveglio a ogni rumore

    Limitazione e paragone Ho un dolore qui al fegato

  • A mio parere non sei inferiore a nessuno
  • Dopo davanti, dietro, in fondo, di fronte, vicino: In fondo alla strada

    Davanti a sinistra e destra: Giri a sinistra

  • la preposizione a può essere retta dai seguenti aggettivi:
  • adatto, affine, analogo, attento, caro, conforme, contrario, dannoso, diretto, disposto, estraneo, favorevole, fedele, grato, gradito, idoneo, indifferente, inferiore, nocivo, noto, pronto, propenso, relativo, sconosciuto, sensibile, simile, sordo, superiore, uguale, utile, vicino, ecc.

    Da

    La preposizione DA si usa per indicare:

    Moto a luogo* Non posso venire da te (a casa tua)

    Vado da Antonia (a casa sua)

    È andata da lui (a casa sua)

    Andiamo dal medico (allo studio del medico)

    Stato in luogo* Mi trovo da tuo fratello (a casa sua)

    Provenienza Vengo da Roma (luogo)

    La lingua italiana viene dal latino

    Dalle 8,00 in poi sono a casa (tempo)

    Distanza: È lontano da qui?

    Abita a 6 chilometri da Venezia.

    Moto per luogo Sono scappati dal retro

    Tempo Non la vedo da alcuni giorni

    Causa Ho le mani rosse dal freddo

    Fine o scopo Vorrei qualcosa da leggere (Da + infinito)

    (Da + infinito) Qualcosa da bere? (Da + infinito)

    E da mangiare? (Da + infinito)

  • Che cosa c'è da vedere? (Da + infinito)
  • Prezzo Vorrei un gelato da 2000 lire

    Modo Si comporta da gentiluomo

    Limitazione È cieco da un occhio

    La preposizione DA è retta generalmente dai seguenti aggettivi:

    lontano, esente, diverso, indipendente, libero, immune, reduce, differente, ecc

    * Davanti a un nome di persona, un pronome o una professione indica il luogo in cui queste persone si trovano.

    In

    La preposizione IN esprime nel suo significato fondamentale l’idea di collocazione interna o di inserimento, il trovarsi all'interno di qualcosa.

    Si usa per indicare:

    Stato in luogo Abita in Italia

    In Toscana c'è una campagna bellissima

  • Il Portogallo è nell'Unione Europea

    Molti italiani sono emigrati in America

    Antonella è in ufficio a quest'ora

  • Moto a luogo Devo entrare in casa

  • Spero che presto tornerai in Italia
  • Moto per luogo Ho viaggiato in tutto il mondo

    Tempo determinato Giulio Cesare è morto nel 44 a.c.

    Tempo continuato Spero che in estate tornerai in Italia

    Modo Voglio stare in pace

    Limitazione È bravo in matematica

    Si è laureata in ingegneria

    Materia Si tratta di una scultura in marmo

    Mezzo Vado in treno, in aereo, in auto

  • ma: vado a piedi

    Fine/scopo Ha ricevuto in dono una rosa

    Ho preso in affitto una camera

    Con

  • La preposizione CON indica nel suo significato fondamentale un rapporto di unione e di aggiunta. Si usa per indicare:

    Compagnia/unione Vado in vacanza con Cristina

    Mezzo Arriva con il treno delle 7,30

    Vengo con la macchina di Lorella

    Modo Lavora con impegno

    Stasera mi metto in pantofole

    Qualità È un signore con i capelli bianchi

    Causa Con questa neve non si può uscire

    Relazione/paragone Luigi parla con tutti volentieri

    Il professore ha messo a confronto Verga con Galdós

    Circostanza È abituato a guidare con la pioggia

    Conclusivo Con questo augurio, ti saluto

    Su

    La preposizione SU indica nel suo significato fondamentale la posizione di qualcosa sopra un’altra cosa; indica una posizione di superiorità, di vicinanza nello spazio.

    Si usa per indicare:

    Stato in luogo I libri sono sul tavolo

    C'è un ristorante sul lago molto bello

    Il quadro è sul muro

    Moto a luogo Andiamo su quell’albero a vedere

    Argomento Un libro sugli animali

    Un film sulla vita di Napoleone

  • Discutevano su tutto e su tutti
  • Quantità/Numero

    imprecisato Luigi è sui cinquant'anni (età)

    È sulla cinquantina (età)

    Maurizio pesa sui cento chili (peso)

    Costa sulle cinquantamila lire (prezzo)

    Arrivo sul presto/sul tardi (tempo)

    Modo Compro scarpe su misura

    Materia È un’incisione su legno

    Per

    La preposizione PER indica nel suo significato fondamentale, un rapporto di spazio, tempo, causa, fine ed il suo valore è principalmente di tramite.

    Si usa per indicare:

    Moto per luogo Il treno passa per Torino (passaggio)

    Esci per la porta posteriore

    Moto a luogo Il treno per Napoli (direzione)

    Partire per l'America

    Stato in luogo Era seduta per terra

    Opinione Per me hai sbagliato

    Tempo determinato Verrò da te per Natale

    Tempo continuato Non ho dormito per tutta la notte

    Causa Non sono uscita per il cattivo tempo

    Vantaggio Questa medicina fa bene per il mal di gola

    Fine/scopo Faccio un viaggio per divertimento

    Mezzo/strumento Vorrei comunicare per telefono

    Prezzo/stima Ha subito danni per due milioni

    Per + infinito può introdurre una causa o uno scopo:

    Per parlare con lui hai fatto tardi!

    Vi scrivo per sapere.

    Vado al supermercato per comprare della frutta.

    Da notare: per primo, per secondo, per contorno ecc. indicano le varie portate di un pranzo.

    Per primo che prendi?

    …per secondo della carne arrosto

     

    TRA/FRA

    Le preposizioni TRA/FRA hanno lo stesso significato e non hanno differenze d'uso. Indicano nel loro significato fondamentale, un rapporto di posizione intermedia tra due elementi.

    Si usano per indicare:

    Stato in luogo Quello tra mio padre e mia madre è mio fratello (in mezzo a)

    Perugia e fra Firenze e Roma

    Siediti tra noi

    Distanza Tra cinque chilometri siamo arrivati (nello spazio)

    Fra cinque minuti sono a casa (nel tempo)

    Fra poco arrivo (nel tempo)

    Tra poco siamo arrivati (nel tempo)

    Moto a luogo Vieni tra noi!

    Moto per luogo Correva tra gli alberi

    Partitivo E il migliore tra loro

    Modo Fra lacrime di gioia ci siamo incontrati

    Relazione Siamo tra amici

     

    LE PREPOSIZIONI ARTICOLATE

    Quando l'articolo determinativo è preceduto dalle preposizioni di, a, da, in, su, si fonde con queste e dà luogo alle preposizioni articolate.

    di + lo = dello

    su + la = sulla

    a + l' = all'

    ecc.

    Per quanto riguarda le preposizioni articolate formate con la preposizione con, in genere nella lingua scritta si preferiscono le forme staccate con il, con la, con i ecc.

     

    USO DELLE PREPOSIZIONI CON I VERBI

    In italiano ci sono verbi che richiedono l'uso di particolari preposizioni:

    Verbi + A + infinito

    Abituare a

    Abituarsi a

    Iniziare a

    Cominciare a

    Riuscire a

    Affrettarsi a

    Continuare a

    Aiutare a

    Contribuire a

    Obbligare a

    Servire a

    Rinunciare a

    Abituarsi a

    Decidersi a

    Provare a

    Limitarsi a

    Insegnare a

    Imparare a, ecc.

    Ho iniziato a studiare

    Continuava a far freddo

    Non sono riuscito a chiudere la serratura

    Mi sono abituato a vivere da solo

    Mi sono finalmente deciso a cambiare la macchina

    Ho provato a chiamarti tutta la mattina

    Verbi + A

    Affidare a

    Domandare a

    Consigliare a

    Mandare a

    Obbedire a

    Comunicare a

    Consigliare a

    Fare a

    Offrire a

    Portare a

    Presentare a

    Impedire a

    Partecipare a

    Regalare a, ecc.

    Comunico a tutti il mio matrimonio

    Ho consigliato a Lucia di non andare

    Ho regalato a Paola una borsa

    Hai partecipato al Congresso?

     

    Verbi + DI + infinito

    Decidere di

    Cercare di

    Pensare di

    Accorgersi di

    Preoccuparsi di

    Ricordarsi di

    Finire di

    Smettere di

    Accettare di

    Dire di

    Dimostrare di

    Credere di

    Dimenticare di

    Sapere di

    Consigliare di

    Sperare di

    Aspettare di, ecc.

    Hai finito di lavare i piatti?

    Ha smesso di piovere

    Ho deciso di andare in treno

    Ricordati di portare i libri

    Penso di andare a trovarlo domani

    Cerca di tornare presto

    Non mi sono accorta di averlo offeso

    Verbi + DI

    Dimenticarsi di

    Accorgersi di

    Ricordarsi di

    Vergognarsi di

    Dubitare di

    Preoccuparsi di

    Meravigliarsi di, ecc.

    Non ti dimenticare di me

    Ti sei accorto di quanto sia triste?

    Ti ricordi di Luisa?

     

    DA + infinito

    Può introdurre proposizioni consecutive o finali:

    È tanto ingenua da credere a tutti (consecutiva)

    È una persona da aiutare (consecutiva)

    Hai qualcosa da bere? (finale)

    Portati qualcosa da leggere (finale)

     

    PER + infinito

    Può introdurre una causa o uno scopo:

    Per parlare con lui hai fatto tardi! (causa)

    Vi scrivo per sapere. (scopo)

    Vado al supermercato per comprare della frutta. (scopo)

    N.B. Stare per si usa per esprimere un azione prossima o immediata:

    Stavo per telefonarti, ma tu mi hai preceduto


    VERBI

    CARATTERISTICHE DEL VERBO

    Il verbo indica un’azione, uno stato o un modo di essere di persone o cose.

    Come il nome, anche il verbo ha una parte invariabile che si chiama radice e una parte variabile che si chiama desinenza o terminazione e che indica le diverse forme del verbo: modo, tempo, persona, numero e aspetto

    RADICE

    DESINENZA

    (persona)

    DESINENZA

    (modo)

    DESINENZA

    (tempo)

    DESINENZA

    (numero)

    AM

    -O (io) -EREI (condizionale presente) singolare

    AM

    -I (tu) -AVI (indicativo imperfetto) singolare

    AM

    -ANO (loro) -ASSERO (congiuntivo imperfetto) plurale
  • Il modo permette di esprimere la modalità in cui la persona che parla presenta l’azione: comando, certezza, ipotesi, ecc. In italiano ci sono 7 modi per esprimere un’azione:
  • Modi finiti (o personali)

    Indicativo

    Congiuntivo

    Condizionale

    Imperativo

    Modi infiniti (o impersonali)

    Infinito

    Participio

    Gerundio

  • Il tempo indica quando è avvenuta l’azione rispetto al momento in cui si parla: presente, passato, futuro.
  • La persona, che compare solo nei modi finiti del verbo, indica chi compie l'azione espressa dal verbo. Le persone del verbo sono sei, tre singolari e tre plurali.
  •  

    SINGOLARE

    PLURALE

    La prima persona indica chi parla IO mangio NOI mangiamo
    La seconda persona indica chi ascolta TU mangi VOI mangiate
    La terza persona indica ciò o colui/coloro di cui si parla LUI/LEI mangia LORO mangiano
  • Il numero, singolare o plurale, indica se l'azione è compiuta da una o più persone.

    Io parto (una sola persona, quindi singolare)

    Noi partiamo (più persone, quindi plurale)

    L'aspetto indica il modo in cui chi parla considera l'azione: momentanea, ripetitiva, in corso di svolgimento mentre si parla, compiuta o incompiuta.

    L'aspetto può essere espresso con il tempo del verbo:

    Sono andato al cinema (passato prossimo; azione compiuta)

    Andavo al cinema tutte le settimane (imperfetto; azione ripetitiva)

    L'aspetto può essere espresso anche con mezzi sintattici come la costruzione perifrastica stare + gerundio:

    Sto leggendo un libro (nel momento in cui parlo, l'azione è considerata durante il suo svolgimento)

  •  

    VERBI AUSILIARI

    I verbi essere e avere hanno anche la funzione di verbi ausiliari perché intervengono nella formazione delle forme composte dei tempi verbali (passato prossimo, condizionale passato, congiuntivo passato ecc.).

    Il verbo essere è usato come ausiliare:

  • con i verbi riflessivi (diretti, indiretti, reciproci o pronominali)

    Mi sono lavato

    Mi sono lavato le mani

    Ci siamo sposati

    Si sono vergognati

    · con molti verbi intransitivi - verbi che non possono avere un oggetto su cui ricade l'azione, come ad esempio: uscire, partire, venire, andare, arrivare, cadere, succedere, morire, nascere, invecchiare, giungere, rimanere, costare, diventare, ecc.

    Sono uscito presto

    È andato via

    · per realizzare la forma passiva:

    Il libro è stato perso

    · con i verbi impersonali

    Mi è sembrato interessante

    · con il Si impersonale

    Si è parlato a lungo

  • Nei tempi composti formati con l'ausiliare essere il participio passato concorda in genere e numero con il soggetto:

    Lucia è andata via

    Loro sono partiti

    Carlo sarebbe rimasto

    Il verbo avere è usato come ausiliare:

  • con i verbi transitivi attivi- verbi che possono avere un oggetto su cui ricade l'azione-, come ad esempio mangiare, aprire, prendere, aprire, sbattere, ecc.

    Ho mangiato un panino

    Ho aperto la porta

    con alcuni verbi intransitivi, come: abitare, cenare, passeggiare, ridere, dormire, pensare, parlare, camminare, sognare, giocare, ecc.

    Ho parlato a lungo

    Hai dormito bene?

    Ho abitato 30 anni a Barcellona

    Abbiamo riso tantissimo

    con i verbi servili (potere, volere, dovere) quando non sono seguiti da un altro verbo all'infinito:

    Ho dovuto.

  • Da notare: Alcuni verbi possono avere come ausiliare, sia essere che avere, a seconda dei casi. Si usa l’ausiliare avere con i verbi seguiti da un oggetto, ossia con quelli usati transitivamente. Si usa invece l’ausiliare essere con i verbi usati intransitivamente, con quelli, cioè, che non sono seguiti dall'oggetto.

    In due anni sono cambiata molto (uso intransitivo)

    Ho cambiato casa (uso transitivo)

    Il film è cominciato alle 8 (uso intransitivo)

    Ho cominciato un nuovo libro (uso transitivo)

     

    CONIUGAZIONE DEL VERBO

    I verbi italiani sono divisi in tre gruppi (coniugazioni).

    Appartengono alla prima coniugazione i verbi che all'infinito terminano in -ARE:

    amare, lavorare, mangiare, pensare ecc.

    Appartengono alla seconda coniugazione i verbi che all'infinito terminano in -ERE:

    leggere, vedere, temere, rimanere ecc.

    Appartengono alla terza coniugazione i verbi che all'infinito terminano in -IRE:

    partire, offrire, finire, capire ecc.

    In ogni verbo si distinguono:

  • · una parte invariabile (radice)

    am- in amare, tem- in temere, fin- in finire

    · una vocale che caratterizza la coniugazione (vocale tematica):

  • -a- per la prima coniugazione (am-a-re)

    -e- per la seconda coniugazione (tem-e-re)

    -i- per la terza coniugazione (part-i-re)

  • · una parte variabile che permette di individuare il modo, il tempo, la persona e il numero:

  • -re per l'infinito;

    -va per la terza persona singolare dell'imperfetto indicativo (am-a-va), ecc.

  •  

    PARTICOLARITÀ DELLA PRIMA CONIUGAZIONE

    I verbi che terminano in -CARE e -GARE (cercare, pregare), per mantenere il suono velare /k/ e /g/ aggiungono h tra la radice del verbo e la desinenza che inizia per e o per i:

    cercare cerc-h-i (presente indicativo, 2ª persona singolare)

    cerc-h-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

    pregare preg-h-i (presente indicativo, 2ª persona singolare)

    preg-h-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

    I verbi che terminano in -CIARE , -GIARE e -SCIARE (cominciare, mangiare, lasciare), perdono la i quando la desinenza inizia per e o per i:

    cominciare cominc-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

    cominc-iamo (presente indicativo, 1ª persona plurale)

    mangiare mang-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

    mang-iamo (presente indicativo, 1ª persona plurale)

    lasciare lasc-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

    lasc-iamo (presente indicativo, 1ª persona plurale)

    I verbi che terminano in –IARE (inviare, avviare, ecc.) mantengono la i anche davanti a desinenza che incomincia per i se nella prima persona dell’indicativo presente hanno la i tonica:

  • io invìo: tu invii, che essi inviino
  • altrimenti la perdono

    io stùdio: tu studi, che essi studino

    PARTICOLARITÀ DELLA SECONDA CONIUGAZIONE

    I verbi che terminano in -CERE e -GERE (vincere, piangere), cambiano il suono in /k/ e /g/ quando la desinenza inizia per a o per o:

    vincere vinc-o (presente indicativo, 1ª persona singolare)

    vinc-a (congiuntivo presente, 3ª persona singolare)

    piangere piang-o (presente indicativo, 1ª persona singolare)

    piang-a (congiuntivo presente, 3ª persona singolare)

    I verbi che terminano in –CERE e che hanno la prima persona del presente indicativo in –CIO (piaccio) prendono la i davanti alle vocali a, o, u delle desinenze:

    PIACERE: piacciano, piacciono, piaciuto.

    Alcuni verbi, come possedere, tenere, quando sulla e del tema cade l’accento, la mutano in ie:

    possdo, possdi ma possediàmo, possedéte

    tni, tne ma teniàmo, tenéte

     

    PARTICOLARITÀ DELLA TERZA CONIUGAZIONE

    Molti verbi della terza coniugazione inseriscono l'infisso

    -ISC, tra la radice e la desinenza:

    FINIRE: fin-isc-o

    L'infisso -isc- si inserisce nei seguenti modi e tempi:

  • · presente indicativo, nella 1ª, 2ª, 3ª persona singolare e
  • nella 3ª persona plurale

    io fin-isc-o lui/lei fin-isc-e

    tu fin-isc-i loro fin-isc-ono

  • · presente congiuntivo, nella 1ª, 2ª, 3ª persona singolare e
  • nella 3ª persona plurale

    che io fin-isc-a che lui/lei fin-isc-a

    che tu fin-isc-a che loro fin-isc-ano

  • · nelle forme dell'imperativo, alla 2ª e 3ª persona singolare e
  • alla 3ª persona plurale

    fin-isc-i (tu) fin-isc-a (lui/lei, Lei)

    fin-isc-ano (loro, Loro)

    Alcuni tra i verbi che utilizzano questa forma sono: obbedire, capire, tradire, patire, fallire, definire, abbellire, diminuire, indebolire e molti altri.

    Alcuni verbi hanno le due forme:

    Applaudire: io applaudo, io applaudisco

    Mentire: io mento, io mentisco

     

    PRESENTE INDICATIVO

    L’indicativo e’ il modo della realtà, dell’oggettività, della certezza. Il tempo presente esprime generalmente la relazione di contemporaneità tra l’azione espressa dal verbo e il momento in cui si parla.

    Luigi legge un libro (in questo momento, quando dico

    questa frase).

    Viene anche utilizzato in molti altri casi. Vediamoli insieme.

    Principali usi del presente indicativo:

  • · per esprimere fatti generali e verità atemporali
  • L'italiano è una lingua facile

  • Il cane è un animale domestico

    La terra ruota intorno al sole

  • · per esprimere un'azione abituale che si ripete nel presente

  • Studio tutte le mattine

  • Vado in palestra il giovedì
  • · per esprimere un'azione iniziata nel passato che ancora continua nel presente

  • Lavoro in questo ufficio da cinque anni

  • · per esprimere un’azione passata raccontata in forma narrativa
  • Dante nasce a Firenze nel 1265.
  • · per esprimere un'azione futura considerata certa

  • Quest'anno vado in vacanza in montagna

    Il presente indicativo si forma aggiungendo alla radice del verbo le desinenze del presente di ciascuna coniugazione, come nei seguenti esempi:

     

    SINGOLARE

    PLURALE

    1° Coniugazione Io pens

    Tu pens

    Lui/Lei pens

    -o

    -i

    -a

    Noi pens

    Voi pens

    Loro pens

    -iamo

    -ate

    -ano

    2° Coniugazione Io prend

    Tu prend

    Lui/Lei prend

    -o

    -i

    -e

    Noi prend

    Voi prend

    Loro prend

    -iamo

    -ete

    -ono

    3° Coniugazione Io apr

    Tu apr

    Lui/Lei apr

    -o

    -i

    -e

    Noi apr

    Voi apr

    Loro apr

    -iamo

    -ite

    -ono

     

    PASSATO PROSSIMO INDICATIVO

    Il passato prossimo si usa per esprimere un fatto o un’azione avvenuti nel passato ma che hanno una relazione con il presente o hanno degli effetti su di esso.

    Ho lavorato molto (ed ora sono stanco)

    Il passato prossimo si forma con il presente dell'ausiliare essere o avere + il participio passato del verbo come nei seguenti esempi:

    1ª coniugazione io ho pens - ato

    io sono st - ato

    2ª coniugazione io ho sap - uto

    io sono cad - uto

    3ª coniugazione io ho dorm - ito

    io sono part – ito

    Quando il passato prossimo è formato con l'ausiliare avere, non c'è accordo tra il soggetto della frase e il participio passato:

    Luigi ha lavorato molto

    Carla ha lavorato molto

    Quando il passato prossimo è formato con l'ausiliare essere, è necessario accordare il participio passato con il soggetto della frase:

    Luigi è partito

    Carla è partita

    Principali usi del passato prossimo indicativo:

  • · con azioni presentate nella loro interezza e di cui vengono definite la durata, l’inizio e/o la fine:

    Ho scritto fino alle 11

    Ho iniziato a studiare due ore fa

    Ho studiato italiano per due anni

    · con azioni definite e improvvise (si veda la differenza con l’imperfetto indicativo):

    Facevo colazione quando è arrivata Anna

    Leggevo un libro, quando hai telefonato

    · con azioni i cui effetti perdurano e si ripercuotono nel presente

    Ho scritto fino alle 11 (e ora sono stanco)

    Non ho studiato abbastanza (e ora non sono preparato)

    Da giovane ho letto molto (e ora ho una buona cultura)

  • Ha sempre fatto i compiti (finora)

    Hai già fatto riparare la radio

    Non ho mai mangiato gli spaghetti (finora)

    Quest’anno sono andata al mare

  • Sei mai stata a Torino? Si, ci sono stata 10 anni fa, ma ancora me la ricordo.
  •  

    IMPERFETTO INDICATIVO

    L’imperfetto e’ un tempo del passato che esprime azioni non precisamente definite nel tempo; non indica quindi l’inizio o la fine di un’azione:

    Da bambino andavo in vacanza al mare

    Spesso facevo una passeggiata

    Principali usi dell’imperfetto indicativo:

  • · per indicare un'azione ripetuta e abituale
  • Comprava il giornale tutti i giorni

    Quando ero al mare prendevo il sole

  • · per descrivere un'azione continua che si sta svolgendo mentre se ne verifica un'altra improvvisa
  • Facevo il bagno quando squillò il telefono

    Mentre mi riposavo, è arrivato Guido

  • · per indicare la contemporaneità e la continuità di due azioni passate
  • Mentre studiavo Mario ascoltava la musica

  • · nelle descrizioni narrative
  • C'erano una volta un re e una regina che vivevano felici nel loro regno...
  • · per raccontare un sogno, in quanto permette di sottolineare l'irrealtà dell'evento

  • Ieri ho sognato che entravo in un grande palazzo in cui c'erano moltissime porte...
  • · per formulare richieste in modo gentile

  • - Cosa voleva?

  • - Volevo due pacchetti di sigarette
  • L'imperfetto si forma aggiungendo alla radice del verbo le desinenze dell'imperfetto di ciascuna coniugazione, come nei seguenti esempi:

     

    SINGOLARE

    PLURALE

    1° Coniugazione Io pens

    Tu pens

    Lui/Lei pens

    -avo

    -avi

    -ava

    Noi pens

    Voi pens

    Loro pens

    -avamo

    -avate

    -avano

    2° Coniugazione Io prend

    Tu prend

    Lui/Lei prend

    -evo

    -evi

    -eva

    Noi prend

    Voi prend

    Loro prend

    -evamo

    -evate

    -evano

    3° Coniugazione Io apr

    Tu apr

    Lui/Lei apr

    -ivo

    -ivi

    -iva

    Noi apr

    Voi apr

    Loro apr

    -ivamo

    -ivate

    -ivano

     

    IMPERFETTO O PASSATO PROSSIMO?

    AZIONE DURATIVA

    (Imperfetto)

    AZIONE COMPIUTA CON EFFETTI NEL PRESENTE

    (Passato prossimo)


    Ç È Ç È Ç È Ç È 10,30Ç È Ç È Ç È Ç È

    Alle 10,30 studiavo ancora.

    Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È

    Ho studiato fino alle 10,30 e ora sono stanco.


    AZIONE DURATIVA

    (Imperfetto)

    AZIONE DEFINITA IMPROVVISA

    (Passato prossimo)

    Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç Ç È Ç È Ç È Ç È

  • Facevo colazione

    Ero a letto e leggevo

  • quando è arrivato Luigi.

    quando hai telefonato.

  •  

    FUTURO

    Il futuro si usa per indicare un'azione che avviene successivamente rispetto al momento in cui si parla:

  • Carla arriverà domani

    L’anno prossimo parlerò italiano

  • Quando siamo certi che un fatto si verificherà o abbiamo programmato di fare qualcosa nel futuro è possibile usare anche il presente indicativo:

  • Carla arriva domani con il treno delle 9 (siamo sicuri dell'arrivo di Carla)
  • Il futuro si usa anche per esprimere:

  • · possibilità o eventualità, disaccordo
  • Sarà stanco dopo aver passeggiato così a lungo!

    Sarà come dici tu, ma io non sono d’accordo

  • · dubbio, supposizione, ipotesi

  • Quel vestito costerà moltissimo!

    Saranno le 5

  • · un ordine o un comando

  • Farai tutti i compiti prima di uscire

    Dovrai comprare il pane.

    Il presente indicativo si forma aggiungendo alla radice del verbo le desinenze del presente di ciascuna coniugazione, come nei seguenti esempi:

     

    SINGOLARE

    PLURALE

    1° Coniugazione Io pens

    Tu pens

    Lui/Lei pens

    -erò

    -erai

    -erà

    Noi pens

    Voi pens

    Loro pens

    -eremo

    -erete

    -eranno

    2° Coniugazione Io prend

    Tu prend

    Lui/Lei prend

    -erò

    -erai

    -erà

    Noi prend

    Voi prend

    Loro prend

    -eremo

    -erete

    -eranno

    3° Coniugazione Io apr

    Tu apr

    Lui/Lei apr

    -irò

    -irai

    -irà

    Noi apr

    Voi apr

    Loro apr

    -iremo

    -irete

    -iranno

    Il futuro anteriore è il tempo composto del futuro e indica un’azione che avviene prima di un’altra espressa al futuro semplice.

    Stasera potrai uscire dopo che avrai fatto i compiti (prima fai i compiti, dopo esci)

     

    MODO INFINITO

    L'infinito esprime un’azione o un fatto in modo indefinito, senza la persona né il numero.

    L'infinito ha due tempi: il presente e il passato

    PRESENTE (O SEMPLICE)

    PASSATO (O COMPOSTO)

    lavorare

    scrivere

    partire

    Avere lavorato

    Avere scritto

    Essere partito

    Può essere usato sia come verbo, sia come sostantivo (nome), anche se la distinzione tra i due usi non è sempre chiarissima.

    Principali usi dell’infinito presente:

    Come verbo:

  • · ha funzione di imperativo, in particolare in testi di tipo istruttivo come ad esempio nelle ricette di cucina, nei foglietti illustrativi dei medicinali, sui cartelli segnaletici, ecc.

    Prendere della carne

    Riempire d’acqua e poi cuocere a fuoco lento per 5 minuti

    Leggere attentamente le istruzioni

    Non gettare oggetti dai finestrini (imperativo negativo)

    Prendere o lasciare!

    · generalmente esprime un’azione contemporanea a quella della reggente:

    Vado/Sono andato/Andrò in Italia per studiare l’italiano.

    · accompagna i verbi servili (potere, volere, dovere) o i verbi fraseologici (stare, iniziare, continuare ecc.):

    Voglio comprare una macchina nuova

    Inizio a leggere un nuovo libro

  • Come nome:

    Può essere accompagnato da un articolo o da una preposizione, spesso sottintesi.

    È bello andare in vacanza (= l’andare)

    Lavorare stanca (=il lavorare )

    Preferisco leggere (= la lettura)

    Imparare una lingua è difficile (= l’apprendimento di)

    E’ bravo nel correre (= nella corsa)

    Principali usi dell’infinito passato:

    Esprime un’azione che si è svolta prima di quella della reggente:

    Capisco di aver sbagliato (=ora capisco che prima avevo sbagliato)

    Spero di aver capito bene (=ora spero di avere capito bene ciò che ho appreso prima)

    Speravo di aver capito tutto (=ieri speravo di avere capito tutto ciò che avevo appreso l’altro ieri)

     

    MODO PARTICIPIO

    Il participio ha due tempi, il presente e il passato:

    amante (presente)

    amato (passato)

    Ha una forma per il singolare e una forma per il plurale:

    PARTICIPIO PRESENTE

    amante (singolare, masch. e femm.)

    amanti (plurale, masch. e femm.)

    PARTICIPIO PASSATO

    amato /a (singolare, masch. e femm.)

    amati/e (plurale, masch. e femm.)

    Il participio presente è usato raramente come verbo. Molto spesso è usato in funzione di aggettivo o nome:

    Le famiglie abitanti in questo palazzo (verbo)

    Carla è sorridente (aggettivo)

    Il cantante era molto bravo (nome)

    Il participio passato si usa:

  • · da solo come participio assoluto:

    Bevuto il caffè, uscì dal bar

    Finiti i lavori, tornò a casa

    · nei tempi composti (con gli ausiliari essere e avere) e nella forma passiva:

    Ho mangiato

    Sei andato via?

    La porta è stata aperta da Luigi

    · come aggettivo

    È un uomo sposato

    Ho comprato una rivista illustrata

    · come sostantivo

    L’imputato fu assolto

    Gli invitati non sono ancora arrivati

  • Il participio passato concorda in genere e numero:

  • · quando è preceduto dal verbo essere

    Maria è andata via.

    Loro sono partiti presto.

    · quando ha valore di aggettivo:

    È una donna sposata.

    · quando è preceduto dalle particelle pronominali lo, la, li, le, in funzione di complemento oggetto

    L’ho vista ieri.

    Li ho visti ieri

  • Quando il participio passato è unito all’ausiliare avere rimane invariato.

    Maria ha sposato Luigi

     

    MODO GERUNDIO

    Il gerundio indica il modo di svolgersi dell’azione, in riferimento ad un’altra azione di modo finito.

    Guardando dalla finestra vedo il tuo giardino

    Il gerundio ha due tempi, il presente e il passato:

    cantando (presente)

    avendo cantato (passato)

    Il gerundio presente si usa per indicare che l’azione espressa dal gerundio si è verificata contemporaneamente a quella espressa dal verbo reggente. Può riferirsi:

    al presente: guardando (=quando guardo) dalla finestra vedo il tuo giardino;

    al passato: guardando (=mentre guardavo) dalla finestra ti ho visto passare;

    al futuro: guardando (=quando guarderò) dalla finestra, vedrò il giardino fiorito.

    Il gerundio passato si usa per indicare che l’azione espressa dal gerundio si è verificata prima di quella espressa dal verbo reggente:

    Avendo camminato a lungo sono stanco (=prima ho camminato a lungo, adesso sono stanco)

    La costruzione con il gerundio passato non è molto usata perché si preferisce usare costruzioni esplicite come:

    Sono stanco perché ho camminato a lungo

    Locuzioni perifrastiche col gerundio

    Le tre forme perifrastiche hanno in comune il senso della durata dell’azione.

  • · stare + gerundio si usa per esprimere un'azione progressiva, che si svolge nel momento in cui si parla:

    Carla non viene perché sta studiando

    Mario sta guardando la TV (in questo momento)

    · andare + gerundio si usa per sottolineare che l’azione dura nel tempo in modo progressivo e ripetitivo:

    Mario va dicendo a tutti che Luca è un bugiardo

    · venire + gerundio si usa per indicare un’azione che si compie gradualmente:

    Tutti i giornali vengono divulgando notizie false sul suo conto

  •  

    MODO CONGIUNTIVO

    Il congiuntivo è il modo verbale della soggettività ed è un modo tipico delle subordinate. La sua caratteristica è infatti quella di dipendere da una proposizione principale che contiene un elemento che indica soggettività, dubbio, incertezza, volontà, possibilità.

    Es. Partendo da un’azione indipendente, come "Il treno parte alle 8,20", si possono generare due frasi composte, costituite dalle seguenti proposizioni:

     

    PROPOSIZIONE PRINCIPALE

    PROPOSIZIONE SUBORDINATA

    1. So che il treno parte alle 8,20
    2. Credo che il treno parta alle 8,20

    Nella frase 1. il parlante nella proposizione principale esprime la realtà in modo oggettivo, con sicurezza, utilizzando il verbo "sapere". Nella secondaria, di conseguenza, il verbo sarà all’indicativo (parte).

    Nella frase 2., invece, il parlante nella proposizione principale esprime la realtà in modo soggettivo, con insicurezza, utilizzando il verbo "credere". Nella secondaria, di conseguenza, il verbo sarà al congiuntivo (parta).

    Il congiuntivo, tuttavia, si può trovare anche in proposizioni principali o indipendenti. È il caso delle proposizioni dubitative, esclamative e in alcune forme dell’imperativo:

    Magari venisse!!! (esclamativa)

    Mario non c’è ancora. Che venga più tardi? (dubitativa)

    Le luci sono spente. Che siano già partiti? (dubitativa)

    Venga avanti Sig. Rossi! (imperativa)

    Dispone di quattro tempi: presente, imperfetto, passato, trapassato, la cui scelta, come vedremo più sotto, è condizionata dal tempo utilizzato nella principale.

    Il congiuntivo è di norma introdotto da una congiunzione, come che, sebbene, benché, affinché, ecc.

    Mi sembra che sia andato a casa

     

    Principali usi del congiuntivo nelle subordinate:

  • · quando il verbo della principale esprime dubbio, paura, speranza, incertezza, possibilità, desiderio, volontà: sperare, temere, desiderare, preferire, volere, permettere.

    Credo/Mi sembra che i tuoi amici escano

    Speriamo che sia solo un errore

    Non sapevo che Giulio guidasse

    Ho paura che non faccia in tempo

    Voglio che voi partiate al più presto

    · con verbi che esprimono un’opinione o una persuasione: credere, supporre, pensare, accettare, attendere, assicurarsi, augurarsi, chiedere, dubitare, domandare, lasciare, negare, ordinare, sospettare, ecc.

    Penso che si tratti di un problema serio

    Pensavo che gli scrivessi tu

    Credevo che il treno partisse alle 8,20

    Dubito che Mario parta stasera.

    Mi auguro che tutto vada bene.

    · con verbi che esprimono un sentimento come piacere, dispiacere. Espressioni come mi dà fastidio che, mi fa rabbia che.

    Mi piace che mi trattino bene!

    Mi dà fastidio che (lei) arrivi sempre in ritardo!

    Sono felice che voi veniate con noi

    · con verbi impersonali, o usati in modo impersonale: bisogna che, occorre che, sembra che, si dice, si pensa. O con espressioni simili: è necessario che, è probabile che, è opportuno che, è meglio che, è strano che, è improbabile che, è facile che, è difficile che, è un peccato che, ecc.

    È necessario che venga anch’io?

    Era meglio che studiassi di più

    È strano che siano già partiti

    · dopo alcune congiunzioni: benché, sebbene, malgrado, nonostante, affinché, a meno che, senza che. Dopo pronomi e aggettivi indefiniti come chiunque, qualunque ecc.

    Sebbene studi molto, fa ancora molti errori

    Qualunque cosa accada, sarò sempre dalla tua parte

    · nei periodi ipotetici dell’irrealtà o dell’impossibilità.

    Se fossi in te gli parlerei

    · con espressioni come (non) mi importa, (non) mi interessa che....

    (Non) mi interessa che tu ci vada

    · nelle comparazioni come:

    È il più simpatico che io conosca!

    È l’uomo più bello che io abbia mai visto

  • I tempi del congiuntivo

    Si usa il congiuntivo presente quando c'è una relazione di contemporaneità con la proposizione principale.

    Credo che sia una buona idea

    Quando nella principale c’è un tempo al passato, per esprimere la contemporaneità, si usa il congiuntivo imperfetto.

    Credevo che fosse una buona idea

    Pensavo che gli scrivessi tu

    Ho pensato che venisse con noi

    Quando la subordinata si riferisce a un fatto accaduto prima della proposizione principale, si usa il congiuntivo passato.

    Credo che sia stata una buona idea

    Quando la proposizione principale si riferisce a un fatto passato e il congiuntivo della subordinata si riferisce a un passato precedente si usa il congiuntivo trapassato.

    Credevo che fosse stata una buona idea.

    PRINCIPALE

    SECONDARIA

    Indicativo presente
  • Penso

    Credo

  • Congiuntivo presente
  • che tu sia buono

    che il treno parta alle 8

  • Indicativo passato
  • Pensavo/ho pensato

    Credevo/ho creduto

  • Condizionale presente

  • Vorrei

    Vorrei

  • Congiuntivo imperfetto
  • che tu fossi buono

    che il treno partisse alle 8

  • Congiuntivo imperfetto

  • che tu fossi buono

    che il treno partisse alle 8

  • Indicativo presente
  • Penso

    Credo

  • Congiuntivo passato
  • che tu sia stato buono

    che il treno sia partito alle 8

  • Indicativo passato
  • Pensavo

    Credevo

  • Condizionale passato

  • Avrei voluto

    Avrei voluto

  • Congiuntivo trapassato
  • che tu fossi stato buono

    che il treno dosse partito alle 8

  • Congiuntivo trapassato

  • che tu fossi stato buono

    che il treno fosse partito alle 8

  • Da notare: in alcune subordinate, quando il soggetto della proposizione principale e quello della subordinata coincidono, non si usa un congiuntivo bensì un infinito.

    (io) credo che (io) sia Þ credo di essere

    (io) ti telefono prima che (io) parta Þ ti telefono prima di partire

    Lui crede che (lui) sia molto bello! Þ Lui crede di essere molto bello!

     

    MODO CONDIZIONALE

    Modo del verbo che include una condizione. Esprime dubbio e incertezza.

    Ha due tempi: il presente e il passato.

    Il condizionale presente si forma aggiungendo alla radice del verbo le desinenze di ciascuna coniugazione, come nei seguenti esempi:

     

    SINGOLARE

    PLURALE

    1° Coniugazione Io pens

    Tu pens

    Lui/Lei pens

    -erei

    -eresti

    -erebbe

    Noi pens

    Voi pens

    Loro pens

    -eremmo

    -ereste

    -erebbero

    2° Coniugazione Io prend

    Tu prend

    Lui/Lei prend

    -erei

    -eresti

    -erebbe

    Noi prend

    Voi prend

    Loro prend

    -eremmo

    -ereste

    -erebbero

    3° Coniugazione Io apr

    Tu apr

    Lui/Lei apr

    -irei

    -iresti

    -irebbe

    Noi apr

    Voi apr

    Loro apr

    -iremmo

    -ireste

    -irebbero

    Da notare: i verbi che hanno il futuro irregolare presentano la stessa irregolarità al condizionale presente:

    bere berrò (futuro, 1ª persona singolare)

    bere berrei (condizionale presente, 1ª persona singolare)

    Principali usi del condizionale presente:

  • · per indicare azioni e fatti eventuali o che costituiscono la conseguenza di una condizione:

    Mangerei volentieri (se ci fosse qualcosa da mangiare)

    Uscirei (eventualmente, se non fosse così tardi)

    · per esprimere richieste in modo gentile:

    Vorrei un caffè

    Le dispiacerebbe chiudere la finestra?

    Prenderei volentieri un aperitivo

    · per esprimere un consiglio, un rimprovero benevolo, un desiderio

    Dovresti studiare di più

    Su quella mensola metterei il mobile

    Io, al posto tuo, smetterei di fumare

    · per esprimere l’idea di eventualità, possibilità, probabilità

    A letto riposeremmo meglio

    Secondo voci non confermate, il Colosseo diventerebbe un condominio.

    · per esprimere incertezza, dubbio

    Che cosa potremmo fare?

    · nei periodi ipotetici

    Se non piovesse andremmo al mare

  • Il condizionale passato si forma con il condizionale presente degli ausiliari essere o avere + il participio passato del verbo, il quale, quando l’ausiliare è essere, concorda in genere e numero con il soggetto:

    Lei sarebbe venuta presto

    Saresti arrivato in tempo

    Avrei preferito arrivare prima

    Principali usi del condizionale passato:

  • · per esprimere una azione futura nel passato:

    Ieri ha detto che sarebbe venuto oggi alle 3

    Luigi prima ha detto che avrebbe telefonato più tardi

    · nei periodi ipotetici del 3° tipo o dell’impossibilità:

    Sarebbe arrivato in tempo se avesse potuto

    Sarei partita se non fossi stata malata

    · per esprimere un rimpianto, un rimprovero benevolo su un’azione che non si è verificata nel passato o che non si verificherà nel futuro:

    Avremmo voluto fare più in fretta

    Avresti dovuto studiare di più!

  • La polizia avrebbe arrestato l’assassino (si dice che abbia arrestato)