Shakespeare

- sonetti di william shakespeare -
- tradotti in italiano -

Sonetto 1

Di esseri belli esigiamo un erede,

Non morirà mai l’essenza di rosa,

Se, quando al tempo maturando cede,

Un tenero bocciolo al suolo posa;

Ma se tu ti rimiri luminoso,

La tua fiamma s’illumina da sola,

Carestia su terreno rigoglioso,

Tu stesso tuo nemico a te si immola.

Ora tu sei del mondo il fresco gioiello,

Unico araldo della primavera,

Sotterri ciò che dentro te è più bello,

Spreco avaro di ciò che di te è fiera.

Pietà del mondo abbi, che non soccomba

Ciò che devi al mondo nella tua tomba.

 

Sonetto 20

Volto di donna Natura ha dipinto

Al re-regina della mia passione;

Cuore gentile di donna ha respinto

Ciò che false donne incostanti pone;

Occhio più chiaro e meno falsa occhiata

Che muta in oro ciò su cui si posa;

Da forma di uomo ogni cosa è formata,

Ruba occhio d’uomo e a donna anima sposa.

Come donna in origine nascesti,

Natura nel crearti subì emozione,

Io privato da ciò che tu prendesti,

Un’aggiunta che per me è sottrazione.

Se ti eresse al femminile piacere

Sia mio l’amare e per loro il godere.

 

Sonetto 18

Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?

Tu sei più amabile e temperato:

cari bocci scossi da vento eversivo

e il nolo estivo presto è consumato.

L’occhio del cielo è spesso troppo caldo

e la sua faccia sovente s’oscura,

e il Bello al Bello non è sempre saldo,

per caso o per corso della natura.

Ma la tua eterna Estate mai svanirà,

né perderai la Bellezza ch’ora hai,

né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.

Finché uomo respira o con occhio vedrà,

fin lì vive Poesia che vita a te dà.

 

Sonetto 55

Non il marmo, né i monumenti d’oro

vivranno più della potente rima;

ma tu brillerai ancor più in questo coro

che pietre private dal tempo in stima.

Quando devasterà statue la guerra

e le truppe distruggeranno i marmi,

Marte, fuoco e spada, fallirà in terra

a radere il tuo ricordo dai carmi.

Contro i nemici oblio e pallida morte,

avanzerai e troverai lode e posto

in quelli dei tuoi posteri occhi e corte

pagandone fino al Giudizio il costo.

E finché esso non sarà sentenziato,

tu vivrai qui, e negli occhi dell’amato.

 

Sonetto 61

Per tua volontà è che restano aperti

i miei occhi dalla notte appesantiti?

Ami irrompere nei miei sogni certi

me irridendo con tuoi simili miti?

Mandi il tuo spirito da te lontano

per osservare me e tutto ciò che faccio,

per scoprire vergogne e animo vano

della tua gelosia più saldo laccio?

Oh no, il tuo amore non è così vasto;

è il mio amore a tener svegli i miei occhi,

tenuto sveglio dal mio amore casto,

a far sì che io tuo guardiano mi blocchi.

Per te io veglio mentre tu vegli ovunque

via da me, ma accanto ad altri comunque.

 

Sonetto 88

Quando vorrai tenermi in poco conto,

Giudicando eccessiva la mia stima,

Con te contro di me sarà lo scontro,

Avrai virtù, la verità ti opprima.

E più conscio delle mie debolezze

Di te, per te posso creare una storia,

Di tutti i miei torti e mie nefandezze,

E, perdendo me, comunque avrai gloria;

Però anche io così sarò vittorioso,

Perché, dedicandomi del tutto a te,

Quello che per me riterrò doloso,

Se è vantaggio per te, è pur doppio per me.

Così forte è l’amore a cui appartengo,

Che per te ogni mia resistenza spengo.

 

Sonetto 116

Non che all’unione di animi costanti

ponga io impedimenti: non è amor vero

quel che ai mutamenti muta i manti

o s’immiserisce se l’altro è misero.

Oh no, no esso è un faro per sempre fisso

sulle tempeste, ma mai ne è turbato;

stella polare è per chi è nell’abisso,

e il suo valore è ignoto anche se stimato.

L’Amore non è del Tempo il buffone,

a dispetto della sua letale falce;

l’amore ai suoi brevi momenti s’oppone

resistendo fin al Giudizio iscritto in calce.

Se questo fosse errore e sia provato,

non ho io mai scritto e nessuno ha mai amato.

 

Sonetto 129

E’ spreco di spirito in triste scempio

la lussuria in atto e fintanto che lo è

di spergiuro, assassinio, sangue è esempio,

selvaggia, infida, brutale ed empia essa è;

appena goduta, subito odiata;

rincorsa senza senso, ma raggiunta

odiata senza senso, esca ingoiata

per rendere la ragione defunta;

folle sia a cacciare che a possedere;

avendo, avendo avuto e volendo avere,

gioia alla prova, ma provata penosa,

prima una festa, poi sognata cosa.

Tutto ciò il mondo lo sa, ma nessuno sa

evitar la via che fra Cielo e Inferno sta.

 

Sonetto 133

Maledico quel cuore che ferisce

profondamente sia me che il mio amico!

Perché non le basta il mio, ma incattivisce

nel rendere schiavo anche il mio amico?

Ma a me stesso il tuo perfido occhio hai tolto

e l’altro me stesso hai presto catturato;

da lui, da te e me sono ormai distolto:

tre volte tre frustrato e tormentato.

Cattura il mio cuore nella tua cella,

perché possa riscattare il mio amico;

sarò del suo il custode, ma di quella

non avrai potere, è questo che ti dico.

Però ci riuscirai perché io chiuso in te

sono per forza tuo, ed è tuo ciò che è in me.


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